Reviews

Rumore – Luca Minutolo – 04.2017
Le frasi fatte, si sa, lasciano il tempo che trovano. Quante volte avete letto che la caratteristica migliore di una band italiana è proprio quella di non sembrare, all’apparenza, italiana? Molte. Probabilmente troppe. Tra le poche band che possano vantare dalle nostre parti di questa facile bollatura, ci sono indubbiamente gli Ofeliadorme. Secret Fires li spedisce d’ufficio nella categoria di cui sopra. Howie B e Joe Hirst in sala di regia. La band condotta dalla voce sinuosa di Francesca Bono a fare tutto il resto. Ovvero incastonare, l’una dopo l’altra, gemme dream pop dal cuore fragile. Sospese nella loro impalpabile eleganza. Condotte per mano gentile lungo sentieri intimi e notturni. Con la giusta dose di sensualità (Visions). Rassicurante nella sua calda bolla shoegaze (Birch). (7/10)

Blow Up – Bizarre – 03.2017
Crescita spettacolare degli Ofeliadorme, ormai consolidati in formazione a tre (voce, synth e batteria), con questo terzo disco sulla lunga durata. Il loro dream pop, etereo e solido allo stesso tempo, è al livello delle migliori produzioni internazionali; il cantato in lingua inglese li rende un gruppo che di italiano ha ben poco, e se osiamo paragoni ambiziosi con Beach House e Hundred Waters è perché qualitativamente c’è poco da discutere – basti sentire la meraviglia che è il pezzo di apertura, Alone With The Stars, o la sorprendente comparsa della chitarra a conferire un umore ancora più particolare a Visions. Produce (benissimo) Howie B. (7/8)

 Rockerilla – Ambrosia J.S. Imbornone – 03.2017
Una distesa marina immersa nella notte, increspature, onde inesorabili, giochi di luce, movimenti subacquei, un microcosmo segreto, buio, ma colorato, attraversato da correnti che possono trascinare negli abissi: i minimalismi ipnotici e liquidi di Secret Fires evocano questo, ma anche i moti ascensionali di fuochi nascosti, tra suoni sensuali e spettrali, impalpabili e carnali, tra Bristol Sound, dream-wave ed elettronica, tra le pieghe della voce sospirata e magnetica di Francesca Bono, tra pulsioni, bisogni e solitudini. Lingue di fiamma salgono lente e inesorabili ad avvilupparti come vertigini, tra chitarre shoegaze liquorose o torbide e alt-rock, ritmi tesi o lenti come un sortilegio. Magnifiche ossessioni e incendi liquidi.

Il Mucchio – Francesco Locane – 03.2017
Dalle pulsazioni cosmiche del singolo di apertura Alone With The Stars all’intimità di una stanza nella conclusiva Hairbrushings: il terzo album degli Ofeliadorme è un raffinato viaggio emotivo che Francesca Bono, Tato Izzia e Michele Postpischl hanno avuto la fortuna e il merito di compiere insieme a un coautore e coproduttore d’eccezione, quell’Howie B che ha un debole per il terzetto sin dal remix di Paranoid Park, regalato alla band nel 2012. Registrato in Galles con Joe Hirst, Secret Fires racconta di malinconie e solitudi, di corpi che cedono e parole inascoltate; ma allo stesso tempo, invita a concentrarsi sul silenzio (“Language is a matter of eyes”, recita un verso dell’ultima traccia), sulla bellezza e sul desiderio, preparandosi alla necessaria trasformazione. Ogni intervento di chitarra, linea di synth o pattern ritmico è essenziale e misurato, e lo stesso vale per la voce della Bono: è incisiva senza imporsi, sa farsi vento in Birch e riscaldare le invenzioni ritmiche che spiccano in Feels. Otto brani pensati e cesellati, ma non algidi, che trovano una propria identità senza per forza aderire a un genere, cogliendo i lati più ipnotici e onirici di pop, trip hop, alt-rock ed elettronica, congeniali al produttore scozzese e al gruppo bolognese. Con la speranza che i quattro ritornino nuovamente a lavorare insieme. (7.5)

Bluesbunny – bluesbunny- 07.23.2017
You know class when you hear it – or at least I do – and Ofeliadorme exude class. It’s not the kind of class that, perhaps, is immediately obvious as they are never less than subtle yet it is the Ofeliadorme way to persuade rather than prod you into action.
Their album “Secret Fires” may indeed underwhelm you on first acquaintance but, as with so many things in life, first impressions are often errant in the dark night of their assumptions. Much of what you hear within the boundaries of this elegantly packaged collection of songs may seem no more than a polished up version of bedsit electronica yet there is always the spell of the enchantress to consider and many of the songs – “Body Prayer” and “Birch” in particular – would have the power to lead your ears on the journey even without the spell cast by Francesca Bono’s voice but it is undoubtedly her sonic contribution that changes the destination to a time and place more mystical than today. There is, therefore, a timeless quality to this album with that very quality marking Ofeliadorme as wizards of the urban jungle with the poetry of fairy tales easily found between words and music.

La Scena – Davide Cosentino – 06.18.2017
Disco contorto ma che vi stordirà dopo qualche ascolto se saprete farvi trasportare dal magnetismo etereo di cui è sano portatore, Secret Fires (Al-kemi records/Alabianca) è la dimostrazione che non esiste più alcuna barriera tra le produzioni nostrane e quelle internazionali, almeno in campo electro-dream-synthpop. La produzione di Howie B fa ovviamente la differenza, contestualmente al netto miglioramento dei tappeti elettronici e delle chitarre a supporto della voce di Francesca Bono rispetto al passato, riempiendo il sound come solo una mano sapiente ed esperta sa fare. Si esalta di notte il sound degli Ofeliadorme, tra soffuse nenie (Alone with the stars) e ispirati richiami alla migliore Kate Bush (Body prayer). Notevoli passi avanti rispetto alle releases precedenti nonostante alcuni brani rimandino a esse in modo evidente (Black Black Black), abbassando di tre quarti di punto il giudizio complessivo. In evidenza: My soldiers, Birch, Visions, Hairbrushing.
Un gradino prima del capolavoro?

Campus MEI – Francesca Amodio – 05.10.2017
…Un vero e proprio viaggio sonoro tra il suggestivo e l’irreale è questo bel disco ben confezionato, in cui il trio di Bologna mette in atto una dichiarazione d’intenti ben programmata e soprattutto non si lascia sfiorare dalle mode indie – pop del momento, il tutto piacevolmente condito dalla voce eterea della Bono, che riempie di significato e credibilità ogni singola parola dei testi, anch’essi molto originali e mai scontati; l’eterogeneità del lavoro è apprezzabile e ragionata, giungendo al risultato finale di un disco pretenzioso, non popolare ma che a ragione è in grado di sostenere e realizzare le aspettative alte e nobili dei tre. Un lavoro curato nei minimi dettagli, in cui nulla viene lasciato al caso, né accennato e né trascinato, che comporta una fruizione dell’album in questione scorrevole e curiosa traccia dopo traccia, rilasciando un’atmosfera coinvolgente, dai contorni profondamente europei. (8)

Distorsioni – Ignazio Gulotta – 05.02.2017
…C’è un che di decadente, un’atmosfera da fine impero che aleggia in un album nel quale le tensioni, il dramma rimangono latenti, sotterranei, come i fuochi segreti cui fa riferimento il titolo e che prima o poi rischiano di palesarsi. E già l’apertura non potrebbe essere più azzeccata, Alone With the Stars, anche primo singolo, è un signor brano, notturno e raffinato, di grande eleganza, un trip hop molto sognante e sexy. E il resto di “Secret Fires” non è da meno, otto brani registrati con raro senso della misura e dell’equilibrio, da una band che evidentemente sa quel che fa e dove vuole andare. (7.5/10)

Rockit – Margherita G. Di Fiore – 04.28.2017
Mantenere uno sguardo sobrio ed elegante mentre si affonda nella solitudine, e tutto cambia come è inevitabile e necessario che sia. Il terzo album degli Ofeliadorme è un ricamo di minimali profondità dove l’elettronica riempie sottile gli spazi lasciati bianchi da una voce dominante, dreamy ma con un suo peso. Indossata come un filo di perle, un little black dress, misurata come un gioco di seduzione mai esplicito e sempre efficace, è proprio la voce a guidare l’ascolto tra affreschi trip-hop, tra echi dream-pop che non si lasciano sfuggire la malinconia di ripensamenti improvvisi e fiamme che bruciano ancora. Le onde leggere di synth si infrangono su spiagge gelide di ricordi sbagliati, o indimenticabili errori, mentre non si tira indietro un’ossessione percussiva che spinge ogni brano con la calma di chi già sa come andrà a finire, tra maree di infinita dolcezza e gesti compulsivi alla ricerca di un porto sicuro. Dietro i finestrini, paesaggi sonori dilatati si alternano a visioni più melodiche, dove lo shoegaze si nasconde tra siepi di pop etereo, e su tutto brilla una ricerca estetica che pone raffinatezza e precisione come elementi indispensabili dell’intero lavoro: due fari, due carte da giocare a ogni mano. Il colore principale è il nero, o piuttosto la penombra emotiva di infiniti inverni, quando tutto sembra non passare mai, ed è lì che si insinua la trama evocativa e ipnotica di “Secret Fires”: registrato e prodotto da Howie B con il sound engineer Joe Hirst (Four Tet, Jarvis Cocker), questo disco nato nelle campagne del Galles respira spazi aperti e regala piccole stanze dove restare per guardare fuori, osservando quelle linee d’orizzonte così liquide e impalpabili da confondere le sconfitte coi desideri mentre, con sobrietà ed eleganza, si affonda e si cambia.

Ticinonline – Fabio Caironi – 04.24.2017
“Secret Fires” è l’ultimo lavoro degli Ofeliadorme, band bolognese ridotta a terzetto dopo l’uscita di Gianluca Modica. Francesca Bono (voce), Tato Izzia (synth) e Michele Postpischl (batteria) si avvalgono della sapiente produzione di Howie B, che in passato a collaborato con artisti del calibro di Tricky, U2 e Björk. Nell’album, uscito un mese fa, gli Ofeliadorme seguono un percorso chiaro e ben delineato, che spazia tra influenze trip-hop e indie rock. I tre si muovono con raffinatezza e senza esitazioni, realizzando un’opera (con liriche in inglese) rivolta chiaramente al pubblico internazionale più che alla scena italica, come testimonia la pubblicazione per una doppia label: Alkemi/Alabianca per l’Italia e HB Recordings/PIAS per il Regno Unito. Spiccano, in “Secret Fires”, l’avvolgenza di “Alone With The Stars” e gli equilibri maturi delle complessive otto tracce. Un disco di ottima fattura, che non faticherà a guadagnare consensi.

La Fanzine dei Giovani – clfanzine – 04.23.2017
Il lungo periodare della band american-bolognese sui wasted walls lo-fi della musica indie, si ferma su un new album (semi-EP) di 35 minuti, che sono l’attesa, e la svolta indietronica che tutti aspettavamo dal 2011, fantomatico debutto di un quartetto, ridotto ormai a terzetto (Francesca Bono alla voce, Michele Postpischl alla batteria, Tato Izzia ai synth) con le idee sempre più chiare. L’attesa è la svolta. Atmosfere cupe e calde, black and white si mescolano con lampi di luce (le chitarre dei segreti) che assurgono a novità assoluto degli Ofeliadorme. Sacro e profano, selvaggio e civile, passato e remoto, si mescolano con sapiente alchimia nei loro cari lochi. Un lungo fuoco indimenticabile.

Rock Shock – Marco Capone – 04.10.2017
Secret Fires è la costante ricerca della magia che sprigiona da quello che sta sotto la superficie, in una sequenza di immagini e di esperienze trasfigurate. Il songwriting è raffinato, abile a manipolare i propri istinti e convogliarli in uno stile atipico e riconoscibile, la vera forza degli Ofeliadorme. Un progetto affascinante e piacevole da ascoltare al buio in una stanza senza altre contaminazioni esterne, così da poterne assaporare tutte le sfaccettature e le qualità sonore della vocalist. Gli Ofeliadorme si dimostrano sempre più padroni della loro musica, determinati nei loro progetti artistici e a conquistarsi un posto nella schiera dei grandi. (4.5/5)

Smemoranda – L’Alligatore – 04.09.2017
“Secrets Fires”, fuochi segreti, quelli che bruciano lentamente dentro. Così mi pare interpretare il titolo del terzo atteso disco degliOfeliadorme, band bolognese che conosco e apprezzo da sempre, ora lanciata a livello internazionale dalla produzione di Howie B, che li segue e consiglia da qualche anno. Un disco di elettronica sofisticata, vero, personale, grande conferma del 2017 come anno del rock elettronico senza compromessi. Otto pezzi uno più bello dell’altro, tra i quali è difficile scegliere il preferito.  Forse “Visions”, che mi ricorda tanto i Cure più intimi e fragili, tra sogno e realtà, con la voce di Francesca mai così intrigante. Molto bella anche “Alone With the Stars” (non a caso il primo singolo, protagonista pure di un video in bianco e nero d’autore), brano dall’andamento sinuoso, elettrificato alternative fino al midollo. Come prendono bene “Hairbrushings”, per la voce impostata, tra patos e razionalità, “My Soldiers” per certe evidenti acidità e “Birch”, classico pezzo che sale ascolto dopo ascolto. Ma è tutto l’album a crescere ascolto dopo ascolto. “Secret Fires” potrà di sicuro essere il disco della consacrazione, ma gli Ofeliadorme riusciranno a essere se stessi, perché sono stati capaci di cose grandi fin dai primi vagiti. Fuochi segreti rivelatesi piano piano, ora non si bruceranno di certo in fretta.

Heepro – heepro – 03.27.2017
Musicalement, on l’aura compris, Ofeliadorme a concocté un nouvel album délicat, sombre et particulièrement humble, et qu’ils ont notamment eu l’occasion de présenter au tout dernier festival SXSW s’étant déroulé il y a peu au Texas, ce qui est un gage de qualité. J’ai personnellement hâte de voir ce que sera devenu Secret Fires d’ici quelques mois : aura-t-il grandi ? Serai-je frustré qu’il ne dure que 35 minutes, avec ses huit chansons seulement ? Pour l’heure, j’avouerai simplement que les toutes premières écoutes, en particulier au casque, sont de plus en plus plaisantes.

Ondarock – Fabio Guastalla – 03.27.2017
… Di certo “Secret Fires” non è un lavoro “facile”, anzi è forse più ostico rispetto ai due album che l’hanno preceduto. Richiede ascolti, attenzione, pazienza. È però quello di più alto spessore, un’opera che si schiude pian piano. Un gioiellino al solito destinato più a un pubblico internazionale che a quello dell’indie italiano. La seconda chiamata del SXSW lo conferma. (7)

System Failure – Systemfailureb – 03.23.2017
… A nostro giudizio, “Secret Fires”, con le sue suggestioni sonore, ci conduce alla rigenerazione e alla catarsi, tra l’altro. E’ un’opera intima, introspettiva, meravigliosamente profonda ma anche tanto procace ed ammaliante. E’ un disco per coloro che hanno ancora tanta voglia di sognare in un mondo dove sembra dominare l’afasia del pensiero interiore e dell’immaginazione a favore di un “discorso ed immaginario collettivo” dalle dimensioni strabilianti. Nel sogno allucinante, surreale ed alquanto eccentrico in stile Ofeliadormesiamo pronti a consegnarci tra le braccia dell’oblio. Il sound di questa band, sound straniante, lacerante a tratti, tanto pulsante come un cuore in trepidazione, ebbene questo sound non può che destare interesse e portare tanti ascoltatori ad innamorarsi di esso. (85/100)

Outline – Pavlis – 03.22.2017
Remember the time when Dido seemingly ruled the world with No Angel selling 21 million copies and Eminem was sampling Thank You? In a strange way that I can’t put my finger on, Secret Fires – the third album from Italy’s Ofeliadorme – has a feel that kinda reminds me of No Angel. But don’t let that put you off. This is a very good album. At times, Francesca Bono’s vocals soar. Bono’s guitar and synth entwine around the drums of Michele Postpischl and the synths and electronics of Tato Izzia to great effect. Yes, there are those suggestions of Dido and her collaborations with Faithless but, on the likes of Alone With The Stars or BlackBlackBlack there are bigger hints of Portishead, the Knife, Fever Ray and the Cocteau Twins. The gothtastic stand-out Visions adds a healthy dose of Chameleons and Bauhaus to that mix. The production from Bjork collaborator Howie B is clear, clean and polished without being sterile. The gently forceful music is mature without ever being dull. In the band’s own words “everyone is screaming and we don’t want to scream to be heard”. And, based on this, nor should they. This is a little cracker of an album that deserves to be heard. (8/10)

Micsugliando – Alfredo Cristallo – 03.21.2017
… Il loro è un sound scarno ed essenziale che oscilla fra impressionismo ed espressionismo pur rimanendo sempre imbozzolato in un guscio di dolore e di paranoia sia pure morbida e rassegnata. La veste elettronica che ricopre la maggior parte dei brani serve anche a mettere in risalto la voce sensuale, trasognata ed eterea di Francesca Bono, che canta come in trance. Il loro romanticismo tanto maniacale quanto nichilista si esprime compiutamente nell’iniziale e tenebrosa Alone With The Star e nell’esile gemella Black, si sperde nell’affresco glaciale e panoramico di My Soldiers e nella malinconica ballata di Body Prayer propulsa da minuti accordi di carillon e diventa finalmente adulto ed espressivo (per quanto queste sonorità lugubri possano esserlo) nei sincopati intrecci ritmici fra percussioni e chitarra di Visions che è in un certo senso il brano più eccitante e curato dell’intero album. Parallelamente il gruppo si lascia piacevolmente tentare dalle sirene del pop (il produttore è sempre Howie B) inizialmente con la giga celtica di Birch che affonda fra tastiere nebulose e droni di chitarra (lambendo quindi il dream pop dei My Bloody Valentine) e poi in maniera più suggestiva nel glitch puro di Feels e nella lugubre litania alla Nico di Hairbrushing che si tramuta insospettabilmente in un possibile hit da classifica a coronamento di un’opera complessiva intrisa di segni soprannaturali. Il bilanciamento fra voce e strumenti è perfettamente curato e l’intero album si avvantaggia di una produzione luccicante con tutti i dettagli perfettamente curati (la voce suadente della Bono, le modulazioni al synth di Izzia mai chiassose, il tocco delicato di di Postpischl): un magico equilibrio fra profondità, leggerezza e mistero. Il disco è edito dalla HB Recordings/Warner.

Sentireascoltare – Edoardo Bridda – 03.17.2017
… le canzoni di Secret Fires si muovono svincolate dalla facile etichettatura (non è proprio trip hop quello che s’ascolta qui), per abbracciare uno sfaccettato art pop dal lato di una Kate Bush – dunque con i margini giusti per una materna radiofonia – piuttosto che da quello sofisticato/esotico/diafano che da sempre caratterizza la prosa di Kazu Makino, scelta che – ascoltando My Soldiers – sembra sposarsi bene con la narrazione che Francesca Bono ha bene in mente per questa tracklist. Canzoni eteree quanto si vuole (vedi la portisheadianaopener Alone With The Stars) ma ancorate melodicamente ad un formato fatto di circolarità ma anche di marcature tematiche che, soprattutto a livello di testi, presenta un fascino distante ma non di meno intenso (le puoi leggere anche come bisogni e desideri carnali sotto la lente di una pagana trascendenza). A livello produttivo Howie B ha rappresentato la perfetta controparte di questa visione artistica; una scelta azzeccata per la curatela di un disco che non ricalca i cliché applicati dal producer nel remix del 2012 di Paranoid Park ma si presenta come qualcosa di più sfaccettato e svincolato dal tempo. Dalle pennellate di synth alle avvolgenti linee di basso (quelle sì belle triphoppeggianti), dai volumi applicati alle scintille wavey delle chitarre al ruolo laterale riservato alle batterie che spesso sfumano nei bassi in generale, Secret Fires è materia b/w dalla densità e contorni gassosi (Body Prayer) che la Bono è in grado di assorbire osmoticamente restituendo all’arrangiamento un/una songwriting/performance che sa farsi mimetico/a, protagonista di una rotta generale che dalla dominante noir diventa più angolare e rock (quella Visions con il ritornello più orecchiabile in scaletta – «I don’t wanna do the talking, as usual»). Un disco solido non soltanto dal punto di vista delle professionalità applicate a contorno, dunque, ma qualcosa che risponde a una fusione a freddo tra professionalità e ispirazione, precisa visione artistica e un grande controllo sulla voce da parte di Francesca, che non ha smorzato lo slancio pop a un disco di spessore e senza praticamente cali di intensità nei suoi 37 minuti di durata. (7.1)

Music Coast to Coast – Chiara Tossici – 03.17.2017
Perturbanti fuochi segreti… Elegante, perturbante, cullante: rima baciata per contenere i brividi … si provano ad ascoltare l’ultimo lavoro degli OfeliadormeSecret fires, il loro terzo album, registrato e prodotto da una delle menti più originali dell’elettronica inglese, Howie B, insieme al sound engineer Joe Hirst, professionista legato a nomi come Four Tet e DJ Shadow. L’album del trio bolognese, pubblicato il 17 marzo, è un crescendo, negli otto brani che lo compongono, di profondità dolce e carica di magnetismo, che induce ad ascoltarlo senza interruzioni, sentirne il fluire, come un fiume dentro cui immagini Ofelia scorrere … la voce è sorgente chiara in vortici scuri, di accordi dal suono orientale, di giri di basso a costruire un dolcissimo pentagramma. Francesca Bono ha corde vocali d’angelo, però non è il flebile tono di tanto shoegaze, ma scheggia di puro cristallo, con un timbro caldo di fondo. Gli otto brani del disco hanno titoli in cui le visioni (Visions, VI traccia) si intrecciano ai sentimenti (Feels, VII traccia), in cui il nero viene sottolineato e ripetuto (Black/Black/Black, III traccia), il nero delle atmosfere, il nero dell’abisso scrutato a lungo, dal quale l’ascolto libera. Il singolo Alone with the stars ci fa salire su una nave fantasma, dove solo le anime possono essere accolte e gli occhi del trio, nel video premiere altrettanto interessante e raffinato, del regista milanese Fabio Paleari, sembrano guardarsi intorno, a rallentatore,  pieni di stupore, a conoscere per la prima volta un mondo di grattacieli, nelle metropoli dell’estremo Oriente, sbiancati da enigmatiche luci al neon, riscaldati dall’inchiostro nero degli occhi di primi piani di intensi visi qualunque, dalle danze di anziani come marionette, dai giochi di bimbi per strada e dalle malinconie di vecchi bonzi tremanti e senza denti. Aspettavo da molto un album così, che potesse allungare la sua mano dentro me e scoprirmi disarmata nel sentirmi carica di emozione, nel sentirmi scuotere fin dentro le ossa. (85/100)

Suffissocore.com – Lorenzo Becciani – 03.16.2017
… Una gemma preziosa della scena alternativa italiana, un tesoro che non andrebbe disperso perché oltre al talento cristallino aggiunge interpretazioni mai banali ed una poetica che lascia costantemente il segno. Si percepisce che dietro ad ognuna delle sue linee vocali si nasconde una ricerca specifica e durante l’ascolto non si ha mai la sensazione che il trio cerchi il singolo ad effetto o voglia scendere a compromessi. Eppure i beat di ‘Body Prayer’ o la parte centrale di ‘Birch’ potrebbero prestarsi ad operazioni commerciali ma non è il caso di ‘Secret Fires’. ‘BlackBlackBlack’ è forse il pezzo che marca l’evoluzione maggiore rispetto a ‘Bloodroot’ mentre ‘Visions’ e ‘Hairbrushing’ rapiscono dopo pochi secondi e possiedono un esagerato feeling internazionale. Difficile infatti collocare il lavoro nel mero circuito italiano tanta è la sua potenza evocativa e da queste fondamenta gli Ofeliadorme dovranno costruire un’attività live capace di dare credito alle sonorità avvolgenti che sono riusciti a ritagliare dopo anni di sacrifici. Se siete aperti di mente, non disdegnate un approccio più delicato ma soprattutto amate profondità e liquidità, ‘Secret Fires’ è l’album che fa al caso vostro e lasciarvelo sfuggire sarebbe un errore imperdonabile.

York Calling – Graeme Smith – 03.10.2017
With a droning, delicate, whispered opening, first track Alone With The Stars threatens to be too minimalistic. However, it proves simply to be a ruse to put off the casual listener. After three minutes, Secret Fires is warmed up and ready to go, with an ambient explosion of electronic, indie chill. It’s worth the wait. Body Prayer is almost mechanical with its beat, but its sharp edges are rounded by Francesca Bono’s Beth Gibbon-esque vocals. In fact, the comparisons with Portishead are ripe, though Ofeliadorme sticks closer to the mainstream than the Bristol band’s trip-hop mind psyches. Their sound is perhaps closer to London Grammar, Saint Saviour or Indiana. Birch is perhaps the standout track of Secret Fires, with a compelling beat and echoing vocals invoking an epic journey. An honourable mention also goes to closing track Hairbrushing, full of tinkling keys and foreboding synth, it lingers in the mind long after the album has finished. Across its eight tracks, Secret Fires plods along, wallowing in its ambience and there is a risk that it become background music, demanding a lot from the listener to stay focussed. That’s probably the intent. Enjoy on a chilled evening with friends or stick this on while hosting a dinner party.

RadioCoop – Antonio Bacciocchi – 03.10.2017
Terzo album (oltre ad una serie di Ep e remix) per il trio bolognese, attivo da 10 anni e ora approdato tra Galles e Londra a registrare con il fonico Joe Hirst (Four Tet, Jarvis Cocker, DJ Shadow) e la produzione di Howie B. (U2, Bjork, Tricky e tanto altro).  Sonorità sospese, soffuse, romanticamente drammatiche tra trip hop, elettronica, new wave, shoegaze. Ovviamente produzione superba, suoni curatissimi, brani di notevole livello compositivo, un disco di spessore internazionale.

indie-roccia – raffaele concollato – 02.18.2015
Con questo lavoro gli Ofeliadorme non fanno che riconfermare le loro eccezionali qualità unendo parte dei pregi che ce li avevano fatti apprezzare come la voce, gli incroci strumentali ai nuovi elementi(anche se proprio nuovi non sono) spingendo più sull’elettronica che sui ‘classici’ strumenti confezionando un coraggioso e notevolmente maturo mini album. 70/100

lost highways – alessio cuccaro – 02.11.2015
L’EP è un mini concept ispirato dal mito di Amore e Psiche, raccontato con atmosfere che ricordano un certo cinema di fantascienza e una felice sintesi allusiva nelle liriche dei quattro brani che lo compongono.

mescalina – annalisa pruiti ciarello – 12.06.2014
La band bolognese ha preparato un gustoso piatto dosando bene ingredienti di ottima qualità: i sounds surreali ed elettrici e l’ingrediente principale, l’eterea voce di Francesca Bono che dell’eleganza ne ha fatto il suo stendardo.

il mucchio selvaggio – elena raugei – 11.2014
Il mini album del trio bolognese, di quattro tracce, si ispira alla fiaba Amore e Psiche di Apuleio e volge verso sonorità elettroniche e cupe, con la voce di Francesca Bono in risalto, synth e drum machine: dream-wave, ma più semplicemente splendide canzoni.

shiver – antonio capone – 11.18.2014
Quest’ombra elettronica è sempre più vicina al corpo di Ofelia la quale si cimenta nei testi con Amore e Psiche di Apuleio. Adatto a notti insonni guardando la città dall’alto mentre con lo sguardo si è alla ricerca dell’anima gemella.

alte frequenze – filippo – 11.07.2014
Quello che stupisce è sicuramente come nei tre lavori presentati dalla band nel corso degli anni si evidenzi una costante evoluzione a livello sonoro e compositivo, pur mantenendo inalterati i caratteri distintivi che li contraddistinguono e li rendono originali e riconoscibili, primo fra tutti la sempre più fine ed elaborata voce che perfettamente si sposa con le atmosfere sospese ed oniriche che da sempre sono il loro marchio. Sinceramente non credo servano altre parole per descrivere l’ennesimo ottimo prodotto sfornato dagli Ofeliadorme, sempre più lanciati verso palcoscenici di alto livello, attraverso un’importante gavetta e un costante mutamento verso un suono che non bada alle mode ma si erge per eleganza e ricercatezza, come a dire “le mode cambiano, l’eleganza resta”.

maccheroni elettronici – redazione – 11.06.2014
I bolognesi di adozione, con due album e un ep in attivo, forse in seguito al cambio di formazione (da 4 a 3 dopo l’uscita di G.Mod), forse dopo essere entrati in contatto con il produttore Howie B, hanno deciso di cambiare registro. Tato ha abbandonato la chitarra e si è sbizzarrito nell’acquisto di apparecchiature elettroniche. Francesca è rinata riuscendo a trovare la chiave per dar vita ad una terza versione di se stessa, che dopo i primi Ofeliadorme e gli elettronici LetHerDive si dimostra perfettamente in sintonia anche con le sonorità di “The Tale”.

dlso – claudia maddaluno – 11.05.2014
Suona come una favola che viene da lontano, come quelle storie raccontate dagli aedi che accompagnavano il canto alla cetra. Solo che qui non si sta seduti per banchetti del Mediterraneo antico a tramandarsi storie investite di sacralità e mistero. Amore e Psiche è pretesto letterario che i tre di Bologna prendono in prestito da Apuleio per riscrivere il mito in veste elettronica, scura, stravolgendo i canoni della classicità quando alla cetra si sostituisce una drum machine.

il fatto quotidiano – giuseppe pagano – 11.04.2014
Nel recente passaggio da quartetto a trio, la band ha vissuto un riassetto che li ha portati a mettere da parte le chitarre e a ripensare gli ultimi live attraverso l’introduzione di strumentazione elettronica. Le cover di “Lioness” (Jason Molina) e “In the wake of adversity” (Dead Can Dance) avevano già fatto intuire questo allontanamento dal rock degli esordi. In “The Tale” assistiamo alla prima tappa organica di questo percorso. Il suono si arricchisce in modo massiccio di sinth, sequencer e drum machine, mentre la voce di Francesca Bono si fa ancora più vellutata e ineffabile. Il disco, aiutato anche dalla formula EP, dà ulteriore compattezza a questo nuovo corso stilistico. Quattro tracce per dire tutto e subito su chi sono i nuovi Ofeliadorme.

ondarock – fabio guastalla – 11.03.2014
Non è da oggi che intravediamo nei bolognesi Ofeliadorme uno dei progetti più interessanti e spendibili della scena tricolore. I riconoscimenti che la formazione felsinea, ora divenuta trio (Francesca Bono, Michele Postpischl, Tato Izzia) mietono a ogni uscita tanto in Italia quanto all’estero non fanno che confermarlo. Con “The Tale” il terzetto cambia in parte traiettoria, mantenendo sì l’impronta di un sound etereo e chiaroscurale, ma veicolandolo in direzione di lidi maggiormente elettronici. Le atmosfere sospese e la duttile voce della Bono conducono così in spazi eleganti e destrutturati, ambienti soffusi nei quali trovano confortevole spazio storie che, ancora una volta, lambiscono tematiche letterarie. Una bella conferma, in attesa di poter ascoltare un nuovo Lp. 7/10

mag music – redazione – 10.15.2014
È passato più di un anno dall’uscita di “Bloodroot“, e mentre i lavori per il terzo capitolo in studio sono tutt’ora in corso, per gli OfeliaDorme è in via d’uscita un EP “The Tale“, che segna un cambio di programma in fatto di sonorità: 14 minuti dove la presenza dei synth colma il vuoto lasciato dall’abbandono delle chitarre.

kdcobain – giacomo messina – 07.03.2013
Tutto l’album è un piccolo capolavoro di leggiadria, di atmosfere sospese e rarefatte, nel quale spicca un’attenzione ai dettagli più minimi.

rumore – barbara santi – 06.2013
Un disco omogeneo, dal respiro internazionale… Parafrasi dell’imperfezione del genere umano, stanato e ritratto qui nei risvolti più opachi e meschini della propria indole, ma anche in quelli più alti, che inducono al pensiero. …nove tracce che lasciano il segno. 7/10

le esplorazioni del capitano cook – james cook – 05.23.2013
Molto interessante è la costruzione musicale di ogni brano che ha l’obiettivo finale di creare un’atmosfera che avvolga e coinvolga chi ascolta. si parte dall’improvvisazione, creando poi una struttura più o meno definita, su cui andare a “togliere”, colorando con le diverse influenze musicali, ma filtrate dal sentire personale di ognuno. proprio per questo approccio così articolato, la loro musica è stata definita nei modi più disparati che vanno dal new wave, alla neo-psichedelia, all’ alt-pop, al post-rock allo shoegaze, ma in fondo le classificazioni cosa importano…

la scena – antonio belmonte – 05.10.2013
Musica di transizione quella di “Bloodroot”, se volete di sospensione emotiva/sensoriale, trasversale per forma e per sostanza, poetico veleno che intorpidisce, grazie a Dio, la percezione della realtà per esaltarne la sua immaginifica anticamera. Così, per ogni brano un micromondo sonoro e concettuale, quasi uno stream of consciousness miniaturizzato… Il disco su misura per chi vuol fare tesoro della propria solitudine, e goderne, stillando i pensieri ad uno ad uno, come perlacee gocce di sangue in caduta libera.

kulturterrorismus – raf – 05.10.2013
Melodien (mit Ohrwurmqualität) und die einfühlsamen Lautäußerungen vonFRANCESCA BONO gehören zu den Stärken von OFELIADORME, wodurch “Bloodroot” auf ganzer Strecke wohligvereinnahmt (und zu emotionalen Schwelgereien animiert). Besonders mag die ausgewogene Melange aus organischer Handarbeit und elektronischen Spuren gefallen, wodurch die Gesamtheit viel Tiefe und daraus resultierende Ausdrucksstärke aufweist. Anspieltipp? Im Endeffekt das komplette Album, aber rein subjektiv betrachtet ‘Stuttering Morning’, der über den restlichen 8 Songs thront.

indie music – juliette durand – 05.10.2013
En écoutant Ofeliadorme, on a cette impression de rentrer dans un tourbillon infini. On y a mis un pied. À présent, il nous semble impossible d’en sortir. La musique nous pousse dans ce qu’il y a de plus profond. Les mélodies sont en nous. Y pénètrent.

rock e i suoi fratelli – fabio piccolino – 05.09.2013
Dentro ci abbiamo trovato emozioni liquide e sognanti rinchiuse in nove canzoni, che oscillano ondivaghe dentro i sogni dell’ascoltatore. Malinconico e sensuale, “Bloodroot” è un disco dominato da una grande armonia, che sa imprimere il proprio carattere deciso con morbida serenità.

mescalina.it – annalisa pruiti ciarello – 05.07.2013
I testi tessuti con cura maniacale, le cui parole sembrano suonare da sole, e un briciolo d’elettronica arricchiscono il tutto, in un album che è una sfida sapientemente vinta dagli Ofeliadorme: sin dalla prima traccia non delude le aspettative, anzi emoziona. Bloodroot è compatto ed omogeneo, risulterò faziosa, ma è un percorso in salita, ma verso la perfezione.

mag music – gustavo tagliaferri – 05.04.2013
Ne concerne come una simile mistura d’influenze ipnotizzi passo dopo passo, lasciando come ricordo l’ennesima conferma del quartetto in esame. Oltre che un’Ofelia viva e vegeta.

rockerilla – francesco casuscelli – 04.2013
Non è un disco immediato, quello degli Ofeliadorme. Quindi non stupitevi se dopo due, tre, quattro ascolti faticherete a mettere in fila tutti i tasselli alla ricerca di un giudizio preciso. E’ senza dubbio un disco ambizioso… Insomma, Bloodroot è un disco che dopo diverse prove arriva a mostrarsi in tutta la sua bellezza. Un gioiellino da ascoltare al buio.

il mucchio – federico guglielmi – 04.2013
Un gran bel progresso, quello compiuto dagli Ofeliadorme nei due anni trascorsi fra il già ottimo All Harm Ends Here e il nuovo lavoro prodotto dal polivalente Bruno Germano: più che nello stile, allineato alla strada finora battuta, nella sua elaborazione e definizione sotto il profilo del songwriting e della cura dei dettagli. …Il quartetto bolognese impressiona con trame ritmate e avvolgenti che non stancano mai, anzi brillano per ispirato eclettismo.

extra! music magazine – alessandro basile – 04.30.2013
Piace perché è prodotto con estrema sensibilità e perché ha un sapore alquanto internazionale, per nulla italico. È un disco che guarda più in là, un disco che va oltre.

do you realize – francesca scozzarro – 04.27.2013
Un simbolo che la cantante della band porta tatuato su un braccio e che rappresenta in modo metaforico/sinestetico il carattere di questi nove brani, posati ed aggraziati ma con il potenziale per affondi in intensità e charme. Il tono generale è adagiato su un limite di indeterminatezza, pervaso da una tensione sospesa, come una goccia che sta in bilico e non sa se continuare a restare appesa per un soffio o cadere. E’ un disco nel quale i testi vogliono essere importanti e sono dunque raccontati con una voce che accompagna ogni parola con amorevole cura. 73/100

toylet mag – davide manca – 04.27.2013
In intrecci mai scontati rifluiscono stili diversissimi in grado di dare coesione e personalità all’intero disco, non scostandosi mai dalle loro musicalità originarie e inseguendosi in dissolvenze delicate.

schall grenzen – peter – 04.23.2013
“Bloodroot” ist eine ganz und gar bezaubernde Wundertüte mit tollen Songs zwischen melancholischen Indie-Rock, federleichten Folk und verrauschten Dream-Pop sowie dem in üppigen Hall getauchten Gesang von Francesca Bono.

radiospin – spin – 04.19.2013
It comes from Italy the strongest answer to one of the likely best album of the year, Daughter’s If You Leave. OfeliaDorme are a 4-piece from Bologna and we’re sure they’recreate some of the most beautifully dramatic pieces of music you’re going to come across. Indie-folk? Spacey-fuzz post-rock? It doesn’t matter.

independent clauses – stephen carradini – 04.11.2013
It’s a credit to the band’s songwriting skill that the album still holds together well as a unit. Bloodroot is an album that you can put on and enjoy in its entirety. If you’re into music that makes small arrangements sound gorgeous, this one’s for you.

distorsioni – alfredo sgarlato – 04.11.2013
Un disco breve -solo mezz’ora- ma intenso, molto riuscito, che mostra come nella scena musicale italiana ci siano proposte molto più interessanti rispetto a tante strombazzate band straniere, rese famose più dalla provenienza che dal talento effettivo. 8/10

rockit – simone stefanini – 04.04.2013
Gli Ofeliadorme ci consegnano un album raffinato ed intenso, personale al punto renderne difficile la collocazione tra i generi del sempre più ipotetico negozio di vinili sezione Italia. Il songwriting rimane intatto, puro come la “bloodroot” dalla quale il lavoro prende il nome, fatto di chitarre leggere che si muovono senza posa sopra ritmi sospesi, che in alcuni casi si concedono alla potenza. A legare il tutto, la rara bellezza della voce di Francesca Bono, sfuggente e letale negli affondi. …L’unico rammarico, la lontananza dall’America, terra nella quale questa band girerebbe nei grandi festival.

indie-eye – giulia bertuzzi – 04.03.2013
Da qualsiasi angolazione lo si guardi, l’album è un prezioso esempio di equilibrio e sobrietà; pulito, perfetto nei tempi e nei cambi di tensione, Bloodroot ammalia senza essere caricaturale. Con richiami ad una Karen O nella sua veste solista,

blow up – piergiorgio pardo – 03.2013
Atmosfere malate, brani che riflettono sull’uomo e sulle sue tendenze autodistruttive, come sui suoi atti mancati e sul suo eterno bisogno di sopraffazione. C’é molta atmosfera ed un songwriting robusto ed ispirato sostiene le tracce. Ottimo.

suono – vittorio amodio – 03.2013
I nove brani di questo cd stupiscono sin dal primo ascolto. Sono per lo più ballate elettroacustiche che spostano gli echi della new wave degli esordi verso suoni meno prevedibili… una sferzante novità a confronto con le decine e decine di dischi tutti uguali pubblicati ogni mese.

rockambula – lorenzo cetrangolo – 03.28.2013
Un disco che si compone di opposti: un disco pulito, ma allo stesso tempo carnale, immediato; un disco che tradisce un approccio semplice, da DIY, ma allo stesso tempo una cura certosina per testi e arrangiamenti; un disco che riesce a far convivere la delicatezza della resa con la passione, suggerita, certo, ma che affiora qua e là, e che s’indovina reggere il peso di queste nove tracce in cui perdersi, da cui lasciarsi trascinare, per cui decidersi di staccare il cervello, in una mezz’ora (questo basta) di viaggio interiore. Un disco romantico, come dicevamo, nel senso più ampio del termine.

radio bombay – giada arena – 03.27.2013
Gli Ofeliadorme mostrano una maturità compositiva ed un’eleganza che non ha nulla da invidiare a band di fama maggiore, proponendo un’opera suggestiva, curata, che in più di un suo passaggio potrebbe trasformarsi in un’ottima soundtrack. L’ascoltatore viene trasportato in una bolla di sapone ed al termine dei trenta, vibranti, ipnotizzanti minuti di Bloodroot, non si può non definirlo, senza troppi giri di parole, un album bello; gli Ofeliadorme sono una di quelle piccole realtà la cui scoperta fa piacere.

indie bands blog – tim – 03.26.2013
Which finds the band in fine form as the whole of Bloodroot is drawn together to a track brimming with apparitions and a fine climax. It is a pleasure to have had the opportunity to re-introduce OfeliaDorme once again to the readers of the Indie Bands Blog and I hope it isn’t another two years before I get there again.

vivalowcost – antonio giovanditti – 03.22.2013
Gli Ofeliadorme plasmano un disco che dipinge esattamente uno stato di grazia compositivo invidiabile del quartetto …una band che fa pensare e sperare che c’è chi sa fare musica, perchè ha delle intuizioni sorprendenti ed ha la capacità di realizzarle senza voler strafare a tutti i costi: l’equilibrio dei fuoriclasse.

movimenta – 03.21.2013
La composizione delle canzoni si caratterizza per una grande eleganza, ed ha il non trascurabile pregio della sintesi: in 30 minuti quasi esatti si crea un’atmosfera coerente, avvolgente e ricca di fascino, e il brano preferito può ad ogni ascolto cambiare e risultare uno qualsiasi dei nove scaletta. Bloodroot sembra, soprattutto se confrontato con i lavori precedenti, un decisivo passo in avanti per Ofeliadorme, forse persino responsabilizzante: al prossimo disco potrebbe arrivare qualcosa di davvero importante, se non il capolavoro

lost highways – elisa des dorides – 03.21.2013
Il resto in questo disco è materia rarefatta. I testi sono curati come versi, parti enunciate tra il candore del silenzio e sonorità appena accennate, nell’atmosfera immaginifica che li caratterizza e nella quale sono incastonati some gemme. Sfumature soprattutto nella voce. Per nove tracce, questa è la non linea degli Ofeliadorme… Un album breve, in cui la delicatezza e l’appena sfiorato incedere di cupezza sonora vengono distillati in ogni suo gioco di chiaroscuro che dà respiro ad ogni parte.

roar magazine – bebo – 03.21.2013
Gli Ofeliadorme dimostrano di avere tanto da dire, di saperlo fare con una produzione curata e adeguatamente ruvida, che forse non azzarda mai davvero ma che consegna un disco scritto meravigliosamente. Si confermano come una delle poche band in Italia a saper maneggiare ancora il rock nella forma della canzone, di saper sondare le proprie intimità senza stucchevoli malinconie e di poter reggere il confronto con act esteri più chiacchierati.

iyezine – francesco cerisola – 03.21.2013
Gli OFELIADORME ritornano con un disco di alta qualità. Nove pezzi (forse l’unica pecca è la durata piuttosto breve dell’intero album) in grado di attirare l’attenzione e di spingere all’ascolto ripetuto. Un album da non perdere. 7.5/10

onda rock – fabio guastalla – 03.20.2013
Le architetture sonore di Gianluca Modica, Michele Postpischl e Tato Izzia continuano a manipolare la forma-canzone, giocando di sottrazione per veicolare l’attenzione sulla duttile voce di Francesca Bono, le cui storie raccontano le svariate provenienze del gruppo, vere o metaforiche, musicali o meno, a seconda dell’occasione…. E’ il songwriting raffinato, abile a manipolare i propri istinti e convogliarli in uno stile atipico e riconoscibile, la vera forza degli Ofeliadorme. Un progetto affascinante, di cui sentiremo ancora parlare. 7/10

son of marketing – mario esposito – 03.19.2013
Pochi preamboli: fossero nati a Bristol o, chessò, a Manchester, gli Ofeliadorme avrebbero invaso l’Europa almeno da un paio d’anni… Bloodroot si presenta dunque come un lavoro eccellente, in grado di ammaliare sia gli ascoltatori più nostalgici che i sognatori dell’ultim’ora: che si tratti di veleno, medicina o pozione d’amore, il fiore dalle “radici sanguinanti” che dà il titolo al disco colpisce nel segno e non ci sarà certo da meravigliarsi se le nove tracce che lo compongono diverranno un’imprescindibile compagnia per chi ne verrà a contatto. 7.5/10

out siders – lorenzo goria – 03.19.2013
…dal primo ascolto di Bloodroot: ci troviamo tutto quello che ci aspettavamo, nel modo in cui ce lo aspettavamo, ma nulla di più, e in maniera fin troppo prevedibile. La gran bella voce di Francesca Bono passa tutti i trenta minuti sullo stesso registro senza regalare più emozioni dell’usuale, e finisce per assestarsi poco sopra l’ordinaria amministrazione… Considerando il loro debutto in LP, salta agli occhi come i suoni siano più vari, le canzoni differenziate, l’amalgama affascinante. Due anni dopo, troviamo un gruppo con meno grinta e meno fantasia, retto unicamente dalla voce della Bono. 5.5

shiver – david drago – 03.18.2013
La metafora del titolo è perfetta per questo nuovo, splendido album dei bolognesi Ofeliadorme che si confermano una delle band più luminose del panorama musicale italiano.

osservatori esterni – orazio martino – 03.17.2013
E’ praticamente impossibile non subire il fascino dei bolognesi Ofeliadorme, approdati con il nuovissimo “Bloodroot” alla corte di Michele “Mezzala” Bitossi e della sua Prisoner Records. Un album destinato a brillare sulla primavera musicale italiana, indipendente e non solo. 7/10

rock shock – luca paisiello – 03.17.2013
Nove tracce soft rock cantate dalla vocalist Francesca Bono, supportata dai suoi tre compagni di palco. Il gruppo, che prende il nome ispirandosi al poema Ophelie di Rimbaud, continua a cantare in lingua inglese melodie oniriche ed evocative con una musicalità tenue e mai roboante, semmai hanno un modo elegante e discreto di produrre musica… gli Ofeliadorme producono ottimamente la loro musica, in particolare Gianluca e Tato sanno giostrare bene con i suoni delle chitarre arricchendo con buoni arrangiamenti le canzoni piuttosto sobrie. Consigliato a chi cerca quella malinconia genuina e poetica.”

kalporz – gabriele bacchilega – 03.16.2013
Ecco, è proprio questa sorta di equilibrio e di armonia tra strumentazione, voce e melodia uno degli aspetti che si apprezza maggiormente in questo “Bloodroot”, con nessuna delle tre anime che sovrasta le altre, esaltando così il gioco di squadra e valorizzando la canzone tout–court… mi risulta davvero difficile segnalare un pezzo piuttosto che un altro; il consiglio migliore che posso dare è di ascoltarselo tutto questo album, dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio e poi ancora e ancora. Gran bel disco. 75/100

xl repubblica – 03.15.2013
Un album curato dagli OfeliaDorme nei minimi dettagli, dalle sonorità ai testi. Un invito a riflettere sul tempo, sulle radici e sulla necessità di lottare per difendere i propri diritti.

isolated nation – sean coffey – 03.14.2013
I’m really impressed with Ofeliadorme and this one will be on repeat for a while I’d say… With often the ultimate blend of guiding bass, soothing guitar melodies and spacey drums, combined with that reverbed voice of beauty, this is probably going to sneak into being one of my favourite releases of the year so far. 8.1/10

sound magazine – andrea broggi – 03.13.2013
E dal fiore la traccia d’inquietudine riposa nei suoni elettrici appena accennati, miscelati a una presenza stilistica definita, ma mai ingombrante e costruiti come un’impalcatura su cui far poggiare la voce femminile, nei tratti malinconici dei testi e dei toni, che come un telo di elegante bellezza avvolge e stringe il tutto.

stordisco – angie backtomono – 03.09.2013
Se mi avessero tacitamente propinato Bloodroot omettendo la provenienza geografica degli artefici, lo avrei ingurgitato obbediente. Non avrei avvertito alcuna traccia di italianità cantautorale nel songwriting, né avrei percepito un dislivello qualitativo rispetto alle sonorità estere: tutto concorre a definire un lavoro consapevolmente internazionale, che conferma le attestazioni di stima collezionate oltre i nostri confini e sancite lo scorso settembre dalla collaborazione con Howie B. 3/5

music on tnt – loris gualdi – 03.08.2013
Nove tracce dalle atmosfere intimamente costruite attorno allo splendore vocale di Francesca Bono, a completo agio in quel territorio indie assestabile tra Agnes Obel e Pj Harvey. La band… continua ad ottenere buoni consensi anche oltre confine, complice un perfetto approccio linguistico… colmatore del vuoto espressivo lasciato dalle esperienze con Howie B e Bike.

freakout magazine – alessandro caiazzo – 03.05.2013
Il loro nuovo capitolo si chiama “Bloodroot” ed è un bellissimo disco. Un album leggermente più appuntito rispetto al precedente… Gli Ofeliadorme si confermano una bellissima realtà nascosta nell’infinità della musica italiana; ricordate: come al solito niente radio, niente televisione, niente di niente, solo 100 persone ai loro concerti nei club. E fidatevi: saranno i più fortunati. Bravi.

nerds attack – emanuele tamagnini – 02.27.2013
Eleganti come il fiore che metaforicamente adottano per il titolo dell’album, stilisticamente ineccepibili e penetranti come pochi, in mezz’ora ridefiniscono riflessioni alte e sentieri colti, dimenandosi liricamente per emergere vincitori dalle angolature più dolorose del mondo attorno. La perfezione. 5/5

la scena – vittorio lannuti – 12.27.2011
Colpisce positivamente l’esordio sulla lunga distanza di questo quartetto bolognese, che si era fatto conoscere nel 2009 con l’ep “Sometimes it’s better to wait”. Con “All harm ends here” gli Ofeliadorme dimostrano di non essere poi così distanti da quanto realizzato da gruppi/artisti come Blonde Redhead, Sonic Youth, Cat Power e P.J. Harvey. Il sound è sempre in bilico tra avvolgenti delicatezze sonore e decise sferzate rock…

sonof marketing – giacomo cortese – 12.06.2011
…Un album, dunque, assai valido, che accompagna ed accarezza, ma che è anche in grado, in alcuni punti, di infiammare l’animo. Sicuramente una prova riuscita per questo gruppo emiliano, ingiustamente poco conosciuto nel nostro paese; speriamo che All Harm Ends Here possa diventare per loro un buon trampolino di lancio per emergere nel panorama musicale italiano, troppo spesso insensibile e pieno di pregiudizi verso i suoi frutti anglofoni, sovente costretti a cercar fortuna all’estero.

rockit – eleonora chiari – 10.13.2011
…Ho lasciato questo album sulla mia scrivania senza ascoltarlo per mesi. Decisamente troppo, ma non è ancora tardi per un repeat all senza sosta.

trebuchet magazine – kailas elmer – 06.04.2011
It’s rare to hear an album as well produced as this. Everything sits perfectly recorded and played. The songs build and lift the listener up to a slightly noiresque void. It feels like familiar territory but Ofelia Dorme present a ticket to a type of musical space that not many bands can issue…

the girls are – lux chell – 05.22.2011
The Italian four-piece have an astonishing talent for capturing the sound of something beautiful dying. Following in the footsteps of post-rockers like Godspeed You! Black Emperor, the band swap instruments to create a landscape of soaring noise….

a god-awful small affair – bugsy2301 – 04.22.2011
…After Bono finishes on Bono there’s a brief and quiet clashing of drums. I think this is a pretty effective metaphor for the band’s sounds and the general feel of the album – it’s tentative, it’s overall pretty quiet, but it’s also full of so much emotion and theatricism that it’s the perfect example of minimalism in rock music. There are plenty of nice tunes on display but it’s the overall attention to detail that makes Ofeliadorme my second favourite thing to come out of Italy after pizza…

utopicmusic blog – carlo trevisan – 04.17.2011
…Many excellent bands like OfeliaDorme have come out of Bologna. Musicians from this city have learned to use binoculars (or even a telescope) to contemplate faraway places for inspiration. OfeliaDorme is an excellent example of this talent and maybe one of the best examples that Italian indie rock has to offer…

roar magazine – bebo – 04.12.2011
…Tutto il male finisce qui, senza desolazione a pochi passi dalla luce in fondo al classico tunnel. Bellissime chitarre, arrangiamenti mai troppo pomposi -ed è un grande pregio – e grande capacità di maneggiare la canzone in una forma più ariosa ed eterea, ma soprattutto molta classe per una band al proprio esordio in formato…

lsdmagazine – francesco santoro – 03.29.2011
…All Harm Ends Here, debut album del gruppo bolognese, mantiene intatti alcuni caratteri della “Ofelia” di Rimbaud: afflitto e maestoso è il tema di quei versi, altrettanto mesto e solenne è il carattere di questo disco. Scampoli di lucentezza guizzano in mezzo a profonda oscurità. Toni di grigio si stemperano o, più frequentemente, si incupiscono nel buio di liriche abilmente indirizzate dalla voce di Francesca. Tra pop ed elettronica è un continuo fluttuare di brani introspettivi cantati in inglese, accompagnati da chitarre minimali, onnipresenti tastiere e ritmi stinti…

cavie, culturalmente modificati – 03.28.2011
…Fotografie. Parole in libertà. Un ventaglio di colori aperto su un orizzonte immaginario. Ogni canzone è una fotografia immortalata durante qualche viaggio musicale del quartetto e suonata con una certa bravura. Gocce di acqua che scivolano lente su un pavimento di foglie colorate. Un quadro fatto di mille colori, tutti amalgamati. Il gatto che insegue il topo, con la stessa naturalezza si inseguono le note….

rumore – barbara tomasino – n.230 – mar.2011
La prima cosa da sottolineare in questo debutto dei bolognesi Ofeliadorme (in omaggio a una poesia di Rimbaud) è la voce di Francesca Bono, impegnata anche alla chitarra e alle tastiere: esile e sognante, lungo uno spettro d’emozioni decadenti (Paranoid Park)…

frigidaire – l’alligatore – n.232 – mar.2011
…Liberatorio, teso al punto giusto per spaccare e far uscire le tossine. Mi auguro diventi la colonna sonora della prossima primavera e di quelle seguenti.

music in – lucio lussi- 03.17.2011
…Hanno saputo attendere, e dopo una serie di concerti anche oltreconfine – Londra, Manchester e Bruxelles – hanno raggiunto una maturità musicale apprezzabile, ampiamente dimostrata nel nuovo lavoro All Harm Ends Here…

the sirens sound- 03.17.2011
…The new record hosts dilated acoustic moments, whispered ballads and tunes with a stronger electric flavor (i.e. “Ian”, an overt tribute to Ian Curtis). Held together by a cohesive mood, this record takes the listener by the hand through a variety of micro-worlds…

alt interstate- mark – 03.11.2011
…It’s difficult to pigeonhole Ofeliadorme – who balance some inventive instrumentation with Bono’s wonderful vocals – into any single genre, but experimental indie rock or post-punk might get close…

audiodrome- giampaolo cristofaro – 03.05.2011
…è vero che riverberi, alternanza pieno/vuoto e un cantato à la Kim Gordon in vena di “cantare” per davvero non sono certo una novità, ma il tutto viene ampiamente bilanciato da un’intensità cruda e, a guardare bene, raffinata e per nulla scontata. È una roulette russa in affascinante equilibrio tra suono e forma canzone, mostrando le unghie proprio quando è facile lasciarsi andare a soluzioni telecomandate…

leonard’s lair- leonard – 03.03.2011
…‘All Harm Ends Here’ is too inconsistent to be called great but there are definitely enough great moments to suggest why they have gathered interest outside their native Italy.

stordisco- giovanni amoroso – 02.26.2011
…Uno dei pezzi più riusciti della band è “Naked Evil”, la più emozionante, quindi anche meno ricca di richiami a canzoni già ascoltate. Il disco si chiude con “Eve” una canzone acustica, con il cantato che ha un riverbero dove, in teoria ci sembra di essere fuori dalle lenzuola, ma in pratica si sta volando con la fantasia, come succede spesso nei sogni.

komakino- pall youhideme – 02.25.2011
…Ofeliadorme can show on their intimate pop music imaginary, made of subtle, rarefied melodies, principally feeded with gentle guitar arpeggios, electric and acoustic, always under the key of delicacy, lulled by Francesca Bono’s melancholic vocals inventions, one of the most promising in our local indie non-scene…
…finalmente gli Ofeliadorme possono dare luce al loro immaginario di intima pop music fatta di sottili, rarefatte melodie, nutrite principalmente da gentili arpeggi di chitarra, elettrica e acustica, sempre nella chiave della delicatezza, cullati dalle invenzioni malinconiche della voce di Francesca Bono, una delle più interessanti nell’indie nostrano…

outune- stefano masnaghetti – 02.24.2011
Gli Ofeliadorme sono un quartetto bolognese di belle speranze, qui al loro primo album vero e proprio, dopo l’EP “Sometimes It’s Better To Wait” (2009). Il “belle speranze” sia detto senza alcun intento ironico, perché in “All Harm Ends Here” potrebbero essere contenuti i prodromi per una carriera importante e ricca di soddisfazioni. Quello che colpisce innanzitutto è il respiro internazionale della band, sia a livello lirico sia a livello sonoro. Tutti i testi sono in inglese, ma a differenza di molti altri act italici la pronuncia è di primo livello…

mag music- davide ingrosso – 02.23.2011
Nonostante l’inspiegabile mancanza di un’etichetta pronta a sostenerli, da qualche tempo sentivo un certo chiacchierare intorno ai bolognesi Ofeliadorme. L’abilità e l’efficienza, che tante volte ingannano, del web? Il frutto di tanto passaparola e di precise mosse “commerciali”? O, soprattutto, la bravura e la capacità? Una volta tanto è proprio quest’ultima ipotesi ad averla vinta…

l’isola- andrea romeo – 02.22.2011
…Un debutto sicuramente di altissimo profilo, tecnicamente ineccepibile e musicalmente ricco di momenti affascinanti, che fanno sperare in interessanti sviluppi.

musicaoltranza- 02.21.2011
Rock d’autore come portata principale, indie e divagazioni soniche come contorno. L’album ci piace, ha un’impronta più minimale rispetto al precedente ep, e conta almeno 3 (tre) capitoli di tutto rispetto, brani dall’accento più internazionale che Nostrano…

rebel riffs – steve gilmore – 02.21.2011
…Ofelia Dorme delight in being different, I find them absolutely impossible to categorise because their music is a blend of almost everything from post punk to out and out experimental and if you think I’m joking listen to Paranoid Park and Ian in that order and tell me I’m wrong…

indie eye – francesco cipriano – 02.18.2011
Ramificato attraverso l’onestà intellettuale di una scrittura ponderata che, non sempre a dire il vero ed al contrario di qui, è manleva del savoir faire musicale, All harm ends here dei bolognesi Ofeliadorme tratteggia, con assoluta franchezza, i contorni di un percorso maturo e consapevole altrettanto onesto sul fronte delle novità ma che stupisce per intensità, godibilità e buona fattura…

musica sotterranea – stefano grimaldi – 02.18.2011
…l’album si divide tra l’elettrico e l’acustico, tra echi rumorosi e ballads scarne ed evocative che svelano una cura dei suoni e degli arrangiamenti a dir poco notevole. “All Harm Ends Here” è una tra le migliori autoproduzioni degli ultimi tempi. Consigliato!

la voce di mantova – fabio guastalla – 02.18.2011
…Non vale la pena di perdere tempo alla ricerca di generi o etichette: gli Ofeliadorme, alla prima prova sulla lunga distanza dopo l’ep di debutto, dimostrano un talento che sfugge a classificazioni…

shiver – lorenzo tagliaferri – 02.16.2011
Ecco la pistola fumante. La prova che mette gli Ofeliadorme davanti alla realtà dei fatti; questi ragazzi sono talentuosi e non possono, a ragione, restarsene senza un contratto. La certezza è che una previsione del genere, a sentire questo All Harm ends here, è di disarmante semplicità…

mp news – giulia lubian – 02.14.2011
…Mi sveglio in un sogno: sono in un bosco di ombre verdi e blu, passi scalzi su muschio vellutato. Una luce surreale taglia la scena scolpendo il vapore spumoso che esala dagli alberi. Tutto è olfatto, vista, tatto. L’udito è confuso: suoni dolci, tintinnii e sussurri, sensazioni che colpiscono a ondate, leggere e calme. Sento dei grilli, credo sia tardi e mi chiedo se non dovrebbero aver già smesso di frinire…

sound check – daniele bucossi – 02.14.2011
…Un disco gradevolissimo, se lo ascoltiamo con orecchie vergini e facciamo finta di non esserci sbagliati a credere che sentendo la prima traccia “Paranoid Park” abbiamo inserito per errore gli YEAH!YEAH!YEAH! nel lettore, o che la successiva “Ian” sembri partorita da una session tra Kim Deal e PJ Harvey…

losthighways – vladimiro vacca – 02.07.2011
…Gli OfeliaDorme non vogliono inventare nulla, vogliono solo scrivere canzoni che restino impresse nell’anima dell’ascoltatore, e ci riescono alla grande, forse anche meglio di blasonate band della terra di Albione degli ultimi tempi. C’è una cura infinita dei particolari, gli arrangiamenti sono funzionali alle atmosfere del disco e la voce di Francesca Bono è un dono divino da scoprire….

la bottega di hamlin – marco loprete – 02.04.2011
…In conclusione, “All Harms Ends Here” è un album di discreto livello ma non il colpo al cuore che era lecito attendersi da una band con le potenzialità degli Ofeliadorme. Bono, Modica, Izzia e Postpischl hanno infatti tutti i mezzi (tecnici ed espressivi) per poterci stupire e siamo certi che lo faranno, prima o poi: bisogna solo aver pazienza. Del resto, siamo pur sempre di fronte ad un debutto e la mancanza di un tratto deciso, personale è ampiamente giustificabile.

indie bands blog – tim- 02.04.2011
OfeliaDorme have a new release, All Harm Ends Here, coming to the table very soon and I am delighted to be able to offer a perspective on the release…

il mucchio – federico guglielmi – n.679 – feb.2011
Dopo più di tre anni di attività, gratificata diriscontri anche fuori dai confini nazionali econcretizzatasi in un ep anch’esso autoprodotto (Sometimes It’s Better To Wait, 2009),per gli Ofeliadorme è arrivato il momento diprovare a fare sul serio. All Harm Ends Here ècomunque assai più di un tentativo, magarivelleitario: si tratta invece di una prova dibuona autorevolezza, che pur non vantando soluzioni sorprendenti sotto il profilo della personalità evidenzia ispirazione, sensibilitàe maturità superiori a quelle che si attenderebbero da una band difatto esordiente…

blow up – enrico veronese – n.153 – feb.2011
Oggi è difficile incontrare una band che quando pensa e scrive le canzoni sia mossa da esperienze artistiche di altra fattura, romanzi, filmati, figure. …”All Harm Ends Here” – bel titolo, da fine delle sofferenze e forse liberazione, rinuncia – il disco italiano tra i più internazionali del mese, dove non scorre mai due volte la stessa acqua…

beat magazine – mara guzzon – n.54 – feb.2011
E’ un viaggio tra atmosfere oniriche, echi e percorsi sonori ovattati questo album d’esordio del quartetto bolognese…
…Di indubbia qualità esterofila, non è un caso infatti che la loro musica live sia da poco stata portata in tour anche in Europa. Da tenere d’occhio, quindi.

rock shock – antonio viscido – 01.31.2011
…E’ importante che dopo un po’ di tempo di noia, finalmente ascolto un disco che mi va di riascoltare una volta terminato, e questo è già un gran bel segno. Se poi ci mettiamo la bella voce di Francesca Bono, abilmente mescolata alla nebbia mattutina che la rende eterea, la cosa è ancora più piacevole…

sound36 – claudio donatelli – 01.30.2011
…Con questo disco, molto probabilmente, gli Ofeliadorme hanno tentato di farci conoscere le loro tante peculiarità. Molta competenza musicale, idee precise, grande passione e voglia di esprimersi. Il disco è generoso e ben suonato, si farà spazio!

dance like shaquille o’neal – e.e. ferrara – 01.27.2011
…È un album sicuramente di facile ascolto, ma non per questo scontato: man mano che si va avanti, ci si rende conto che c’è qualcosa di più. Di impatto nord europeo, le tonalità sono alte e caratterizzate da chitarre che si affrontano, il tutto coordinato da questa voce suprema. Undici brani che si alternano passando da toni acustici a toni elettrici con le chitarre sempre in primo piano; in tutto l’album si rintraccia il dualismo tra sonorià dimesse e sonorità più accese, tuttavia c’è un filo conduttore che è quello dell’essenzialità della canzone, della melodia, degli arrangiamenti e della voce…

the webzine – brizz89 – 01.22.2011
…No, non dilunghiamoci troppo: All Harm Ends Here è un disco ben prodotto, ben suonato e ben ideato. Racchiude la storia del folk-pop (o freak folk, o psychfolk, o come lo volete chiamare…) riarrangiata all’italiana, con le piccole impennate rock che sono quelle che lo salvano dal baratro della banalità (vedi “Burning”), ma lo sguardo (semi)acustico che invece lo trattiene in alto per emozionalità e coinvolgimento è proprio quello che ne chiarifica la sua resa contro i nostri timpani: niente di nuovo, molto da apprezzare. Un disco onesto, non da santificare, ma da tenere sott’occhio, perché riascoltato il giusto numero di volte potrebbe piacerci molto di più.

indie-zone – Tum Vecchio – 01.17.2011
…Apre di nuovo gli occhi con questo LP autoprodotto “All Harm Ends Here”. Un manifesto alla liberazione dei sensi sottoscritto da questo quartetto di stanza a Bologna. Un invito garbato a sedersi qui sul prato senza aver paura di sporcarsi i jeans, qui dove i piccoli rumori si fanno melodia e ogni movimento prende il potere di sorprendere. Lo spavento si tramuta in delizioso rapimento e la voce di Francesca si muove suadente con il piglio di Nina Nastasia…

sentireascoltare – Luca Baracchetti – 01.15.2011
Primo passo sulla lunga distanza per i bolognesi Ofeliadorme dopo l’ep Sometimes it’s better to wait del 2009. Le undici tracce di All harm ends here raccontano di un combo dall’aspetto (quasi) bifronte: elettrico in odore del più canonico brit-pop radioheadiano per le prime sei tracce, acustico o semiacustico dalla settima in poi, uno strumentale psychfolk dal titolo omaggio a Whitman Leaves of grass…

cavie, culturalmente modificati – 03.23.2011
…Questo ottimo Ep, scaricabile gratuitamente tramite la pagina download del gruppo(ma anche acquistabile) ha un sapore molto internazionale. Un po’ Pj Harvey, un po’ Prikosnovènie e un po’ con qualche tocco della nostra terra italica….

musicscan – Dominik – 01.29.2010
Ganz ohne Begleitschreiben, ohne umschreibende Worte, die durch ihre Unzulänglichkeit ohnehin häufig keine andere Informationen außer das Verkaufsinteresse eines Labels beinhalten, erreichte mich die EP “Sometime It’s Better To Wait” von OFELIA DROME. ‘To Wait’ eröffnet die Scheibe und präsentiert einen fragilen Sound mit leicht dissonantem Akustikgitarrenspiel und hypnotischen 3/4 Takt…

pretentious asshole – Buddy Satan – 01.02.2010
…La suite m’a fait beaucoup penser à Blonde Redhead, un petit côté bluesy acoustique en plus. Extrêmement sympathique mais ça me fait pas un second trou de balle. Dommage car en ces périodes de fin d’année, avec toutes les matières grasses et alcolisées ingérées, j’en aurais bien besoin.

nerdy frames – Conan – 12.22.2009
From Bologna, Italy comes Ofeliadorme who are a four piece acoustic/rock band that makes some thought provoking and at times, very emotionally driven music. Now I’m not one to know the inner guts of acoustic/rock music because it’s normally not my foray of genres that I plop into my ipod on the regular, but this is one EP that demands your attention for one brief moment of your time…

tasty – SB – 12.10.2009
My guess is that hardly anyone reading this site will have heard of Ofeliadorme before. Hailing from Bologna, this four-piece may be the best kept secret in Italy. This EP has a timeless quality but it is also very clearly a product of the present. The band manage to form twisting, turning pieces that don’t throw you about on a musical roller coaster but gently coerce and lead you by the hand down the path they want to follow…

beautiful freaks – AP – 12.02.2009
Atmosfere acustiche, con piccoli innesti elettrici ed elettronici, toni malinconici e sognanti e una voce delicata ci accompagnano nei sei brani racchiusi in questo mini-cd che ti incanta e ti rapisce e vorresti non finisse mai di cullarti. Nulla di nuovo all’orizzonte, pensate alle Cocorosie e ai loro “rumorini di fondo” e ad una P.J. Harvey meno spigolosa ed eccovi serviti l’esordio degli Ofeliadorme: un disco bello, curato il giusto, che incanta senza bisogno di tanti orpelli.

losingtoday – Marcello Berlich – 11.24.2009
Un disco che affascina e che lascia attendere con curiosità una prova sulla più lunga distanza per il gruppo bolognese…

loudvision – Stella Mattioli – 11.24.2009
Agli Ofelia Dorme piacciono le chitarre: lo si sente in “New Pieces Of Science”, canzone in cui la voce di Francesca risalta quasi si trattasse degli Yeah Yeah Yeahs acustici, e nella dolcissima “To Wait”. Ma in genere, in ogni pezzo dell’album si fa un grande uso di chitarre dagli echi radioheadiani, con la batteria a scandire a ritmi lenti un rock acustico di matrice inglese….

audiodrome – Marco Renzi – 11.23.2009
Per fortuna, non siamo davanti alla solita zuppetta indie, ma a qualcosa di più solido con qualcosa da comunicare. In questo loro ep d’esordio, gli Ofeliadorme si autoproducono e mettono le basi per un percorso musicale che con molta probabilità potrebbe aver maggior fortuna in terra straniera, piuttosto che nello Stivale…

indie bands blog – Tim – 10.19.2009
Many bands try to create an atmospheric moods to their music, but few manage to capture this as effectively as Ofeliadorme. The haunting voice of Francesca instantly transports the music to somewhere other-worldly. The music floats between acoustic laden melodies, to louder darker pieces, with superb percussion provided by Michele…

èos – Carlo Venturini – 10.09.2009
Il sottobosco musicale italico è pieno di gioielli. Ma di certo questo lo sapete già. Spesso, questi gioielli rimangono lì, magari qualcuno li scova ma non ha la forza o il coraggio di tirarli fuori. Tra quelli in attesa di essere portati definitivamente alla luce ci sono gli Ofeliadorme, quartetto di stanza a Bologna, dedito a sporcare di sporadici inserti elettronici la sostanza elettro-acustica, che non sarà ricetta nuova ma che in questo Sometimes it’s better to wait è declinata all’insegna del gusto e del senso della misura…

one kind radio – Xtine – 09.15.2009
…Definitely recommend checking out this EP. My favorite track is “Bells” — I’ve found it’s most perfect lying down, headphones on and ignoring the world.

lost highway – Vladimiro Vacca – 09.13.2009
…Zitti per favore, Ofeliadorme ed è delicatezza fatta suono. E’ il paradiso che si cerca nella ascolto di un disco. Questi quattro ragazzi di Bologna in punta di piedi entrano nel salotto intimo dell’ascoltatore e squarciano il silenzio senza distorsione, con una voce suadente e profonda accompagnata da soluzione acustiche e a volte elettrico/elettroniche di rara bellezza…

indie zone – Diego Ghidotti – 09.12.2009
…Gli episodi forse meglio riusciti sono infatti dove musica e voce sono maggiormente legati (anche se quest’ultima viene appunto limitata da questo aspetto) sono le ipnotiche “New pieces of science” e “6:17 pm”.
Godibilissima la canzone che apre l’EP “To Wait” che ci ricorda il periodo “Orchidea porpora” di Lara Martelli, un cantautorato rock carico di intensità e profondità…

smemoranda – L’Alligatore – 09.11.2009
Pure i bolognesi Ofeliadorme sono presenti con un loro pezzo nella compilation Canebagnato. E pure loro hanno una delicatezza, o meglio una dolcezza di fondo molto apprezzabile. Solo sei pezzi in questo loro ep autoprodotto, indie-pop-rock fin nel midollo con l’indimenticabile voce di Francesca a trascinare. Melodie ipnotiche come “New Pieces of Science” dal buon ritmo e una macchina da scrivere in sottofondo, melodie più classiche come nell’intima “Bells”, dai fantastici giri di chitarra ed echi Sleater Kinney, melodie psico-rock dilatate/dilatanti come nella fortissima (ti sembra di essere lanciato in aria) “This World”.
Gli Ofeliadorme non dormono. Forse qualche discografico sì. Si svegli, perbacco…

altsounds – Dead Letter Office – 09.08.2009
Well this came as something of a pleasant surprise. Italy’s Ofeliadorme have released their debut EP “Sometimes It’s Better To Wait” on their own label and have very much let the music do the talking. This is darkly tinged acoustica informed very clearly by the aesthetics of post-rock and electronica. The result is almost like a cross between Mazzy Star, Portishead and Bat For Lashes, in short it’s gorgeous, sultry, sexy and more than a little dark…

even in the future nothing work – Christopher B. (Series Two Rec.) – 08.15.2009
…the most beautiful higher voices i have heard in quite a long time…

rebelriff – Steve Gilmore – 07.31.2009
…I think this material is self produced and a huge pat on the back for everyone involved is well in order; some of the best overall sounding tracks i have heard this year. It’s the quality of the songwriting and performance that nailed me though and i suspect you’ll probably be influenced by them too…
…what? rock? acoustic? Whatever, best thing I’ve heard all year. Don’t miss this.

komakino – Pall Youhideme – 07.21.2009
…This EP is a delightful introduction to Ofeliadorme, – appealing, sometimes soothing, sweet and melancholic, – not the next big thing under the summer sun, but probably the perfect company to drive back home at night.
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…Questo EP è una deliziosa introduzione agli Ofeliadorme, – ha un suo fascino spesso lenitivo, dolce e malinconico, – non sarà il tormentone del momento sotto il cuocente sole estivo, ma probabilmente sarà di perfetta compagnia la prossima volta che guiderete di notte verso casa.

rockerilla – Massimo Marchini – 07.15.2009
C’è molto sapore di pop d’autore contemporaneo in questo ep d’esordio della band di Francesca Bono.
Profumi di pop d’autore, Portishead, qualcosa di Cat Power forse, qualcosa di…
Testi in inglese e suoni convincenti, registrazioni accurate che altro non fanno che confermare il titolo che ci sembra azzeccato. Dal 2007, anno di formazione come duo acustico (e tutt’ora l’ambientazione acustica è quella dove danno il meglio) assieme a Gianluca Modica, solo ora OfeliaDorme giungono a una prova discografica e aspettare è probabilmente stato un bene vista la qualità del progetto che ha un intenso sapore internazionale e che dei quattro membri fa trasparire le certe ottime letture, particolarmente evidenti delle tenui, diafane sincopi di “6:17 p.m.”, il nostro brano preferito.

hate tv – Antonio Garosi – 07.15.2009
…Nel modo di suonare degli Ofeliadorme c’è un sapore dolce-amaro che se all’inizio sembra una flebile presenza col passare delle canzoni si impone sempre di più sull’ascoltatore, trascinandolo in una cupa dimensione interiore dove ogni sensazione sconvolge solo per il fatto di esistere…

sweeping the nation – Simon – 06.29.2009
…One such is Ofeliadorme, who like both of the aforementioned are clearly aware of post-rock and are taking its influence into quieter, more structured areas. There’s elements of Low’s slowcore disturbance allied to the minimal raw, otherworldly appealing of the first half of Cat Power’s discography, Francesca Bono’s vocals between that spooked intimacy and Polly Harvey’s force of nature. Dark and mystical, almost spiritual were it not for the fact that there’s some quite worrying things going on, it’s lilting but not quite lulling anyone into false senses of security.

rock&dintorni – Gidan Razorblade – 06.22.2009
…Il tocco leggero che attraversa con semplicità il songwriting semiacustico della composizioni, come un alito mirato su un vetro che ti permette di appannarlo e di scriverci un qualcosa. Senza però sparire.

slowacoustic – Smansmith – 06.14.2009
Ofeliadorme is part shoegaze, part ambient with a shake or two of dark ominous on top.There are the haunting vocals of Francesca Bono that bring the mostly acoustic backing to life – you almost feel like looking at yourself from outside your body, but in a hypnotic slow motion.To call it “moody” is insulting, to describe it as both spooky and beautiful is a start, but to find it delicate with an edge is where it makes a home.Very nice.

il mucchio – Aurelio Pasini – 06.03.2009
…Sei le canzoni qui contenute, che convincono dal punto di vista sia compositivo che degli arrangiamenti, all’insegna di una cura notevole per i dettagli e gli incastri senza però che questa vada mai a discapito dell’onestà e dell’intensità del tutto. …il nostro consiglio è di segnarsi il nome degli Ofeliadorme, in virtù non soltanto delle soddisfazioni che potrebbero riservare in futuro ma anche di quelle che già oggi sanno regalare.

rockpulse – Rob S – 05.31.2009
…It must be said that OD’s music will not appeal to all readers, the mysterious lyricism and wistful tone making this an acquired taste, but for those in need of relief from the heavier end of the rock spectrum and willing to explore different styles, this band provide an interesting alternative.

saltinaria.it – Fiorenza Panaccio – 05.20.2009
…”Sometimes It’s Better To Wait” è un lavoro molto sentito e molto bello, dall’ammaliante e straziante dolcezza, nel solco del cantautorato più lirico che sembra avere in sé il germe di una splendida, delicata, crescita artistica.

musicaoltranza – Mauro Nigro – 05.18.2009
Bello questo progetto delicato. Questa voce femminile su tappeti minimalisti…

zero.eu – Maria Grazia Izzo – 02.21.2009
Cammineremo rapiti da creative sperimentazioni, con occhi socchiusi cercheremo la via per l’estasi dei sensi, mentre il capo ondeggerà leggiadro tra le basse luci colorate.